Tante volte abbiamo sentito quest’espressione, con cui ci si riferisce ad una persona con esperienza, avveduta e capace, contrapponendola a qualche altra persona, più piccola per età e per capacità.
Io, personalmente, ho sempre pensato che “curnacchion” derivasse da “corna” perché, nel nostro dialetto, le cosiddette corna non sono riferite solo all’infedeltà ma, quando, da noi, si dice che una persona ha le corna, vuol dire che è astuta, capace e intelligente.
L’espressione, invece, deriva da un racconto popolare, che mi è stato riferito dalla sig. Carmela Filosa.
Un cornacchione, cioè una cornacchia maschio ( cornacchia è un nome solo femminile, che non ha il maschile, quindi per definire al maschile quest’uccello, si dice o il maschio della cornacchia o una cornacchia maschio) si era accorto di essere diventato vecchio e tutto spennato e che non ce la faceva più a procacciarsi il cibo.
Allora si intrufolò in un nido di uccellini, a cui i genitori portavano da mangiare. Riuscì a mimetizzarsi tanto bene che i genitori non se ne accorsero e, quando portavano il cibo, davano da mangiare anche a lui.
Un giorno sentì i due genitori discutere tra loro. Uno diceva:- Pa campagn è tuttu sicc(o), nun ce sta cchiù nient, ma proprij nient!
E la moglie:- E mo comm amma fa pe sfamà a ri figli nuost? Mo se moren de fam!
Al sentire ciò, il cornacchione rispose:- Iat a ru campu Izz, iat a ru campu Izz pecché lla' lu mangia' se trov semp!
I due uccelli, sbalorditi, risposero:- Ah, e tu comm lu sai?
E il cornacchione:- E pecché io quann sev gion, iev semp llà!
Ah- fece il papà- ma tu allor faciv veré che siv picciriglij e invec(e)
Tu si nu curnacchionu viecchij!!!
E così si fece scoprire.

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