Quando arrivava il tempo della vendemmia, a Mondragone, tutti andavano ad aiutare in campagna, grandi e piccoli, ed era una vera festa.
Mentre si tagliavano i bei grappoli maturi, si mangiava anche l’uva e, a volte, se ne facevano vere e proprie scorpacciate.
I padroni, per non farne mangiare troppa e perché il raccolto non diminuisse, dicevano: - Vuagliò, cantat, cantat!
In campagna c’era l’usanza di cantare, quei canti servivano a mantenere il ritmo e a non far sentire tanto la pesantezza del lavoro e attraverso di essi si creava un’armonia, quasi un toccasana, che ricreava il corpo e lo spirito.
Una volta andò a “struccà l’uva” anche un bel giovanotto dei Sabatini, alto e snello. Tagliava e mangiava, mangiava e tagliava.
Non aveva tenuto conto che l’uva, mangiata in grande quantità, poteva avere potere lassativo e, ad un certo punto, incominciò a correre e correva e correva a perdifiato, con quelle gambe lunghe che si ritrovava, saltava i filari con grande agilità.
Le persone presenti, pur avendo intuito il motivo, lo prendevano in giro: - Velardì (Bernardino) ma addò curr?
E lui: - Lassatem ì, lassatem ì , sacci(o) a me!!!

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