mercoledì 28 gennaio 2026

RU SANT DA TEL

 E’ un’espressione della nostra tradizione, che si riferisce ad un racconto popolare, che è la versione mondragonese di un racconto di Giambattista Basile, “Vardiello”, tratto dalla sua opera “Lo cunto de li cunti”.
Una donna saggia aveva un figlio, che per i Mondragonesi si chiamava Chiuvale, il più sciocco e credulone del paese. Era la disperazione della madre perché ogni giorno ne combinava una delle sue.
Una volta la madre lo mandò a vendere un tocco (scampolo) di tela, raccomandandogli di darlo a chi faceva poche chiacchiere.
Così appena qualcuno gli chiedeva: - Che tipo di tela è questa? Oppure – A quanto la vendi? Lui rispondeva: - Tu parli troppo, non fai per me!
Alla fine, dopo aver camminato per tutto il giorno senza vendere la tela, vide una statua e credendo che fosse una persona, gli disse:- La vuoi tu questa tela? La statua non rispondeva e lui : - Prendila, ti faccio un buon prezzo! Ma non aveva risposta, allora disse: - Ah, finalmente ho trovato quello che cercavo, questo non parla proprio! Gli sembrava di aver trovato la persona migliore, con un comportamento impeccabile, proprio un santo. - Allora tieni la tela e domani mi vengo a prendere i soldi.
La mattina dopo tornò per i soldi ma la tela non c’era più, chiese i soldi più volte ma la statua non rispondeva, allora prese una pietra e gliela scagliò in mezzo al petto. La statua si ruppe e dall’interno uscì una pentola piena di monete d’oro, che portò alla madre, arricchendola, senza rendersene neanche conto.
Per questo motivo quando si incontra una persona troppo buona, accogliente, gentile… non ci sembra vero e obbedendo a quell’impulso, che ci fa dubitare di tutto e tutti per paura del male che ce ne può venire, con quell’ironia tutta mondragonese, irriverente, sarcastica e dissacrante, commentiamo: - Se, se, ru sant da tel, ma chi te crer?! 



Nessun commento:

Posta un commento