Questo detto mondragonese si riferisce al periodo pasquale, al Giovedì Santo, in cui, una volta, si faceva il “pane di Pasqua”. Oltre alle pagnotte e ai filoni, “paniegli e cocchie”, si faceva anche il tortano con le uova incastonate sopra e le pigne per i bambini e si facevano solo per Pasqua. Ecco perché il detto dice che se non si fanno a Pasqua poi non si possono fare più.
Il detto equivale a un altro detto più famoso “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi” ed è un invito a non essere pigri e a svolgere tutti i compiti in programma senza rimandare continuamente.
A volte si rimanda perché non ci si sente all’altezza e quindi per paura del fallimento o per perfezionismo “Se non lo faccio bene, lo rimando” e così via.
E’ un tentativo di autoprotezione da emozioni spiacevoli, che, però, trasforma il tempo in nemico anziché in risorsa.
Tutti sappiamo bene, però, che rimandare significa anche perdere un’occasione, che non sappiamo se si ripeterà.
Anche nella Bibbia, dal libro del Qoelet, si legge “C’è un tempo per ogni cosa, c’è un tempo per nascere, un tempo per gioire, un tempo per soffrire, un tempo per morire”… e vuol dire che Dio ha stabilito un momento opportuno per ogni evento sotto il cielo. Ci insegna che l’uomo non può controllare tutto ma deve accettare il tempo stabilito da Dio.

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