Il blog di Caterina Di Maio dedicato alle tradizioni locali, agli usi, costumi e racconti di Mondragone CE, curato e pubblicato da Esterina La Torre
giovedì 8 dicembre 2022
L’ACQUA ALLA FONTANA
martedì 29 novembre 2022
VOTT(E)M CHE CE VAC E TIR(E)M CHE CE VENG
VOTT(E)M CHE CE VAC E TIR(E)M CHE CE VENG
SPINGIMI CHE CI VADO E TIRAMI CHE CI VENGO
Un tratto peculiare della tradizione mondragonese, che emerge da detti e racconti, è l’ironia, con cui i nostri avi si destreggiavano tra difficoltà e momenti difficili.
Serviva ad affrontare la vita con più leggerezza, scherzando e sdrammatizzando le situazioni, accogliendo ciò che si presentava e non opponendosi, e nel momento stesso in cui lo si accoglieva, lo si assimilava, ed era, per così dire, già passato. L’ironia aiutava il boccone ad andar giù, per meglio dire, e si andava oltre..
Anche a me qualche volta capita di dover far qualcosa che, se potessi, eviterei in tutti i modi, che non mi va proprio a genio. Allora per autoconvincermi mi dico che nella vita ci vuole coraggio … e certo e chi dice di no… oppure che la vita va presa con filosofia… e anche con questo son d’accordo e poi penso che “con un poco di zucchero la pillola va giù” e anche questo può aiutare, nulla da eccepire, ma son tutti luoghi comuni, che per quanto veri, mica mi convincono più di tanto, alla fine quella cosa che devo fare ancora non mi va di farla.
Ma basta che qualcuno che mi conosce, si accorge del mio indugiare, e per prendermi in giro, mi fa: - Sé, sé, vottm che ce vac e tirm che ce veeeng! Che incomincio a ridere ed è lì che avviene il miracolo.
Allora mi dico, anzi dico alla mia bimba interiore, la parte più immatura di me, perché è lei che si è impuntata e non si vuol muovere: - Dai su, e che sarà mai questa cosa che si deve fare? Facciamo in fretta, che poi, noi, abbiamo tante altre cose da fare!
Allora parto e vado, come un treno, e chi mi ferma più… Vado e torno. Tutto fatto. Tutto a posto. E vado oltre..
E meno male che son nata a Mondragone…
martedì 22 novembre 2022
T’AGGIA AMM(E)ZZIA’
martedì 8 novembre 2022
LINGUE E DIALETTO
Cari amici mondragonesi,
quando vi trovate a far compere dal fruttivendolo e sentite qualche vecchietta che sta chiedendo “nu chil de cucozz” oppure “nu poc de vas(i)nicol o de putrusin” o magari chiede il prezzo delle “percoche, o delle perzeche, delle crisomm(o)le o delle cerase", credete forse che stia parlando nel dialetto mondragonese antico? No, sta parlando in latino e greco o meglio con quello che di queste lingue è rimasto nelle nostre parlate dialettali. Non ci credete?
Zucca viene dal tardo latino cucutia, basilico dal greco antico vazilikon, prezzemolo dal latino petroselinum, pesche dal latino praecoquum che vuol dire precoce, o persica, albicocche dal greco chrysoun melon cioè frutto d’oro, cerase dal latino cerasum.
Non dimentichiamo che la lingua italiana deriva dal latino o meglio l’italiano è la lingua latina che si trasformata nel corso dei secoli, fondendosi con i dialetti parlati nelle varie zone .
Anche il greco è presente nella lingua italiana con molti termini, detti grecismi, perché quando Roma diventò una grande potenza militare e si lanciò alla conquista di tanti Paesi si dovette confrontare con la superiorità culturale della Grecia, quando, dapprima conquistò le città della Magna Grecia in Italia e poi conquistò la stessa Grecia, non potendo sfuggire così alla cultura e alla lingua greca.
venerdì 28 ottobre 2022
MARTIRI DELLE CEMENTARE
oggi, un doveroso ricordo va ai MARTIRI DELLE CEMENTARE, che il 28 ottobre di 79 anni fa, persero la vita, vittime della furia nazista.
Il loro sacrificio rinnova ogni anno, tristezza e commozione nella nostra comunità e ci fa riflettere sulle inutili e inaudite crudeltà delle guerre.
Una preghiera spontanea si elevi al Cielo per i 17 giovani e padri di famiglia da tutto il popolo mondragonese.
giovedì 27 ottobre 2022
A MARONN T’ACCUMPAGN
martedì 18 ottobre 2022
NUN SFRUCULIA’ A MAZZARELL DE SAN GIUSEPPE
L’erudito trovò un documento negli archivi storici in cui si raccontava che un importante cantante napoletano, il cavalier Nicolino Grimaldi nel 1713 tornò da un viaggio a Londra con un’importante reliquia: il bastone di San Giuseppe.
L’oggetto di culto fu messo in una cappella di casa Grimaldi e tutto il popolo accorreva per venerare la preziosa reliquia, perfino il Viceré.
Tuttavia accadeva che i fedeli accarezzando e strofinando il bastone, furtivamente ne strappavano pezzetti e schegge per portarseli a casa.
Il cavaliere se ne accorse e mise di guardia al bastone un fedele servitore veneziano, di nome Andrea Musaccio.
Così a chiunque allungava la mano verso la reliquia, l’uomo ripeteva con un accento fra il veneto e il napoletano: - Non sfrecoleate la massarella de San Giuseppe, che poi, storpiato nel dialetto napoletano diventò sfruculià.
Sia sfrecolare che sfruculià derivano dal latino fricare, che vuol dire sfregare, strofinare, sminuzzare.
Comunque, mi vien da dire che quelli che sfruculeano la mazzarella di San Giuseppe, ogni giorno, sono sempre in tanti e noi cosa possiamo fare? Pazienza, pazienza, pazienza …











