Il blog di Caterina Di Maio dedicato alle tradizioni locali, agli usi, costumi e racconti di Mondragone CE, curato e pubblicato da Esterina La Torre
sabato 25 febbraio 2023
QUARESIMA E TRADIZIONE
martedì 31 gennaio 2023
LE VITICAGLIE
E’ proprio in queste belle giornate asciutte e soleggiate di gennaio che si potano le viti.
La potatura si fa durante la luna di gennaio per avere un raccolto abbondante.
Se non si pota, la pianta cresce molto e produce molti più grappoli ma più piccoli e poco dolci.
La potatura è importante anche per garantire la sanità della pianta perché con essa si eliminano le parti secche o malate.
I rami tagliati, da noi detti le “viticaglie” venivano, una volta, legati in fascine e si usavano sia per accendere il fuoco nel camino oppure nel forno per fare il pane. I contadini ne facevano una bella scorta perché servivano sempre.
lunedì 30 gennaio 2023
AGGIA RICJE PRIMA A MUGLIEREM
giovedì 19 gennaio 2023
NUN SE PIGLIAN RI CIUCCI PE NUN STRACCIA’ LE LENZOL
venerdì 30 dicembre 2022
GLI AUCIATI
Gli auciati sono dei taralli, semplici ciambelline rustiche, impastate con olio e vino, dal sapore semplice e gustoso, che si usavano fare per Natale, si fanno ancora oggi, ma sono in pochi quelli che hanno conservato la tradizione.
Sono citati anche in una strofa del Buchi Buchi, che i giovani mondragonesi cantavano il 31 dicembre, andando di casa in casa a portare “ ru buon signale”, cioè la buona notizia della nascita di Gesù Bambino.
“ Ru patron de sta casa
mo ce la caccia na bona spasa
d’auciati e susamiegli
e na vintina de carliniegli” ( I carlini erano monete dell’epoca).
D’auciat e cu lu vin
Ce ra pur tre carlin”
Per chi vuole vuole provare a farli, posto la ricetta:
INGREDIENTI: un litro di olio di arachidi – un litro di vino bianco – un cucchiaio di sale fino – 2 buste di pane degli Angeli – un cucchiaio di pepe – farina qb.
PREPARAZIONE: Mescolare alla farina il sale, il pepe, il lievito, fare la fontana e al centro mettere il vino e l’olio. Impastare il tutto e lasciar riposare un’ora. Formare dei cordoncini e chiuderli a forma di ciambellina. Si possono anche intrecciare i cordoncini, arrotolandoli su se stessi, ovviamente se piace. Cuocere a 180° fin quando non arrivano a doratura.
giovedì 29 dicembre 2022
RU BUCU BUC: IL CANTO TRADIZIONALE DI FINE ANNO
domenica 25 dicembre 2022
RI CUCUZZ DA VIGILIA
I cucuzzi sono le bucce del giallo essiccate e mangiate fritte alla Vigilia di Natale. Sono un piatto gustoso della cucina mondragonese, una ricetta della cucina povera e di recupero, espressione della creatività delle donne del nostro paese, che hanno saputo trasformare le bucce di melone in un bel piatto da presentare in bella mostra sulla tavola della Vigilia.
Fare i cucuzzi, a Mondragone, è una tradizione che persiste ancora, ma che va scomparendo.
Per chi si volesse cimentare nell’operazione, bisogna ricordare che in estate, quando si mangiano i meloni gialli, anziché buttare le bucce delle fette di melone, se ne elimina la parte gialla più esterna con il coltello e quello strato di polpa che vi era attaccata, si taglia al centro in senso verticale in modo da ottenere due striscioline, ancora attaccate in cima in modo da poterle appendere sul filo del bucato per farle seccare. Si ripete quest’operazione ogni volta che si mangiano i meloni. Quando le bucce sono tutte secche , si mettono per un po’ nel forno caldo ma spento per eliminare qualche residuo di umidità e per non farle ammuffire.
IL giorno prima della Vigilia si mettono a bagno per una notte per farle rinvenire, poi si lessano fino a farle intenerire.
Quando sono fredde, si infarinano e si friggono in olio d semi .
Si prepara poi una salsetta, facendo bollire acqua, aceto e aglio ( 2 bicchieri di acqua e uno di aceto), appena incomincia a bollire,si spegne e si versa sui cucuzzi per farli insaporire.
Li chiamavano “le anguille dei poveri”, riferendosi a quelle persone che non potevano comprare le anguille ma che le sostituivano con questo piatto altrettanto gustoso.
lunedì 19 dicembre 2022
LE FICUSECCH DE NATAL
martedì 13 dicembre 2022
QUANN VEN NATAL
Il racconto è tratto da "La fantasia e il mito" del prof. Pasquale Schiappa
Al centro di questa storia, paradossalmente divertente, spicca non solo la stupidità della moglie che, a causa delle insufficienti capacità intellettive, incorre in un equivoco ma anche il comportamento disonesto di un furfante che approfitta della situazione e la brutale aggressività del marito.
Un contadino aveva una moglie un po’ ritardata, che gli combinava sempre qualche guaio. Nel mese di agosto, alla fiera di S. Bartolomeo, comprò un maialino da allevare e da ammazzare poi, nel mese di gennaio, appena dopo Natale, secondo l’usanza mondragonese.
Passato qualche mese, il maiale incominciò ad ingrassare a vista d’occhio e la moglie chiese al marito: - Quann r’accerimm a ru puorc? E lui: - Quann ven Natal! La povera donna, credendo che Natale si riferisse al nome di una persona, il giorno dopo, quando il marito andò in campagna, si mise alla finestra e a ognuno che passava, chiedeva: - Ne cumpà, ma si tu Natal? I passanti che la conoscevano, dicevano di no e tiravano dritto .
Purtroppo però, passò di là anche un poco di buono che, alla domanda della donna, rispose che era lui Natale.
Allora lei , tutta felice, disse: - Allor tras e accirimm a ru puorc, pecché maritm e i(o) è da tant che te stamm aspettà! Il furfante entrò in casa, ammazzò il maiale e ne portò via la maggior parte , lasciando poco e niente alla donna. Quando a sera tornò il marito, la moglie gli corse incontro tutta contenta. Lui, vedendola tutta eccitata, chiese: - Che è succies? E lei: - Assi sapiss, è venut Natal e ammu ‘ccis a ru puorc!
Il marito, rendendosi conto dell’accaduto, l’aggredì: - Sta disgrazziat! disse e la riempì di botte. La poverina, che non si aspettava una reazione del genere, scappò via, rifugiandosi in casa di parenti.
Costoro, vedendola tutta livida e sanguinante le chiesero cosa fosse successo e lei raccontò l’accaduto. Alla fine aggiunse: - Eh, chigliu disgrazziat, ma vattut e ma cacciat for? Ma iss nun sap mo che r’adda succer! E tirando fuori una padella da sotto al grembiule , aggiunse: - Mo voglio veré che se ne fa de ru puorc senza a sartania!
giovedì 8 dicembre 2022
L’ACQUA ALLA FONTANA
martedì 29 novembre 2022
VOTT(E)M CHE CE VAC E TIR(E)M CHE CE VENG
VOTT(E)M CHE CE VAC E TIR(E)M CHE CE VENG
SPINGIMI CHE CI VADO E TIRAMI CHE CI VENGO
Un tratto peculiare della tradizione mondragonese, che emerge da detti e racconti, è l’ironia, con cui i nostri avi si destreggiavano tra difficoltà e momenti difficili.
Serviva ad affrontare la vita con più leggerezza, scherzando e sdrammatizzando le situazioni, accogliendo ciò che si presentava e non opponendosi, e nel momento stesso in cui lo si accoglieva, lo si assimilava, ed era, per così dire, già passato. L’ironia aiutava il boccone ad andar giù, per meglio dire, e si andava oltre..
Anche a me qualche volta capita di dover far qualcosa che, se potessi, eviterei in tutti i modi, che non mi va proprio a genio. Allora per autoconvincermi mi dico che nella vita ci vuole coraggio … e certo e chi dice di no… oppure che la vita va presa con filosofia… e anche con questo son d’accordo e poi penso che “con un poco di zucchero la pillola va giù” e anche questo può aiutare, nulla da eccepire, ma son tutti luoghi comuni, che per quanto veri, mica mi convincono più di tanto, alla fine quella cosa che devo fare ancora non mi va di farla.
Ma basta che qualcuno che mi conosce, si accorge del mio indugiare, e per prendermi in giro, mi fa: - Sé, sé, vottm che ce vac e tirm che ce veeeng! Che incomincio a ridere ed è lì che avviene il miracolo.
Allora mi dico, anzi dico alla mia bimba interiore, la parte più immatura di me, perché è lei che si è impuntata e non si vuol muovere: - Dai su, e che sarà mai questa cosa che si deve fare? Facciamo in fretta, che poi, noi, abbiamo tante altre cose da fare!
Allora parto e vado, come un treno, e chi mi ferma più… Vado e torno. Tutto fatto. Tutto a posto. E vado oltre..
E meno male che son nata a Mondragone…
martedì 22 novembre 2022
T’AGGIA AMM(E)ZZIA’
martedì 8 novembre 2022
LINGUE E DIALETTO
Cari amici mondragonesi,
quando vi trovate a far compere dal fruttivendolo e sentite qualche vecchietta che sta chiedendo “nu chil de cucozz” oppure “nu poc de vas(i)nicol o de putrusin” o magari chiede il prezzo delle “percoche, o delle perzeche, delle crisomm(o)le o delle cerase", credete forse che stia parlando nel dialetto mondragonese antico? No, sta parlando in latino e greco o meglio con quello che di queste lingue è rimasto nelle nostre parlate dialettali. Non ci credete?
Zucca viene dal tardo latino cucutia, basilico dal greco antico vazilikon, prezzemolo dal latino petroselinum, pesche dal latino praecoquum che vuol dire precoce, o persica, albicocche dal greco chrysoun melon cioè frutto d’oro, cerase dal latino cerasum.
Non dimentichiamo che la lingua italiana deriva dal latino o meglio l’italiano è la lingua latina che si trasformata nel corso dei secoli, fondendosi con i dialetti parlati nelle varie zone .
Anche il greco è presente nella lingua italiana con molti termini, detti grecismi, perché quando Roma diventò una grande potenza militare e si lanciò alla conquista di tanti Paesi si dovette confrontare con la superiorità culturale della Grecia, quando, dapprima conquistò le città della Magna Grecia in Italia e poi conquistò la stessa Grecia, non potendo sfuggire così alla cultura e alla lingua greca.
venerdì 28 ottobre 2022
MARTIRI DELLE CEMENTARE
oggi, un doveroso ricordo va ai MARTIRI DELLE CEMENTARE, che il 28 ottobre di 79 anni fa, persero la vita, vittime della furia nazista.
Il loro sacrificio rinnova ogni anno, tristezza e commozione nella nostra comunità e ci fa riflettere sulle inutili e inaudite crudeltà delle guerre.
Una preghiera spontanea si elevi al Cielo per i 17 giovani e padri di famiglia da tutto il popolo mondragonese.













