Il blog di Caterina Di Maio dedicato alle tradizioni locali, agli usi, costumi e racconti di Mondragone CE, curato e pubblicato da Esterina La Torre
sabato 24 febbraio 2024
I(O) SO MAMMA A PETR
lunedì 19 febbraio 2024
LE CORD PA CHITARR
lunedì 12 febbraio 2024
Tradizioni di Carnevale
IL CARNEVALE SCIALONE SCIALONE DELLA TRADIZIONE MONDRAGONESE
Il Carnevale è una festa legata alla religione cristiana e collegato alla Quaresima e alla Pasqua.
Il termine Carnevale deriva dal latino carnem levare cioè eliminare la carne perché in Quaresima c’era il divieto di mangiare carne.
Se oggi è proibito mangiare carne solo il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì santo, una volta era proibito per tutta la Quaresima.
Ecco perché il Martedì di Carnevale era l’ultimo giorno in cui si poteva allestire un banchetto e abbuffarsi prima del periodo di astinenza e digiuno quaresimale.
La Quaresima era il periodo peggiore dell’anno, il freddo aumentava nel periodo di fine inverno, era proibito cantare e ballare, i coniugi non potevano avere rapporti sessuali, le carni erano bandite dalla tavola, le uova si dovevano conservare per la Pasqua e quindi non si potevano mangiare. Le aringhe, lo stoccafisso e il baccalà comparivano perlopiù sulla tavola contadina come secondi piatti, insieme a sarde e alici oltre alle zuppe fatte con ortaggi, legumi, erbe di campo e tanta verdura, soprattutto broccoli .
Si diceva infatti:
“ Vruocc(o)l de rap e vruocc(o)l de foglie
e a Quaresima s’arravoglia”
Ecco perché prima della Quaresima era previsto un periodo per soddisfare tutte le voglie, e i peccati di gola ed erano permessi come anche tutti i comportamenti trasgressivi, la libera espressione, il mascheramento ecc purché confinati in un ambito spazio temporale decretato dalla tradizione, quello appunto del Carnevale.
La tradizione popolare mondragonese ha personificato questo periodo dell’anno con il personaggio di Carnevale scialone scialone, un fantoccio riempito di paglia con l’aspetto tipico di un uomo, pressappoco un contadino delle nostre zone.
Carnevale veniva definito scialone scialone perché veniva visto dalla gente come un uomo gaudente, che pensava solo a mangiare e a dissipare. Dalle tasche e dal taschino ancora fuoriescono pezzi di salsiccia e ventresca, che non aveva finito ancora di mangiare.
Nel nostro dialetto scialare vuol dire godere in abbondanza, senza limiti e misure, di qualcosa. Si può scialare, ad esempio, di denaro, di sonno, di vino ecc, nel caso del cibo scialare vuol dire mangiare a dismisura, senza freni ed è per questo che Carnevale muore.
La parola scialone viene da scialare, verbo che deriva dal latino (e)xhalare, che vuol dire espirare, emettere, cioè metter fuori tutto, si dice infatti “ha esalato l’ultimo respiro” e da qui consumare tutto, spandere con larghezza, in maniera illimitata.
Il pupazzo, simbolo del nostro Carnevale, veniva messo seduto fuori ai portoni, con il giornale in mano, il cappello in testa e la pipa in bocca. Tutti i passanti si soffermavano e fingevano di piangere la sua morte.
Nel lamento funebre si fingeva di chiedere a Carnevale perché fosse morto come se non se ne conoscesse il motivo ma poi lo si derideva, dicendo che si era venduto perfino i pantaloni per il cibo.
Prima della morte diversi medici erano venuti al capezzale del moribondo per individuare la causa del suo malore.
Al caro Carnevale si cantava così:
Carnevale pecché si muorto?
E manneggia chi t’è muorte!
Di gioia di gioia
e chille mo more e chille mo more e collera! Rit.
Carnevale scialone scialone
S’è ‘mpignato ru cauzone
Di gioia di gioia…..
Carnevale scialone scialone
Sa cacat ru cauzon
Di gioia di gioia…
Si sapevo che tu murive
T’accerev n’ata gallina
Di gioia di gioia……
E’ venut ru mierec de Casanov
A ritt che Carneval mo se mor
Di gioia di gioia…
E’ venut ru mierec deTraett (antica Minturno)
A ritt che Carneval ten ru mal ‘mpiett
Di gioia di gioia…
E’ venut ru mierec de Sparanis
A ritt che Carneval mo mor accis
Di gioia di gioia …
E’ muort è muort,
E ancor ncriccat ru ten!(allusione)
Ru che?Ru che? Ru cuoppl ncap!
Di gioia, di gioia…
A piangere la morte di Carnevale, tra gli altri, c’era anche la moglie, la Quaresima, una donna alta, magra e denutrita, tutta vestita di nero, simbolo delle privazioni, della penitenza e del digiuno quaresimale, che rappresenta.
Verso sera il pupazzo di Carnevale veniva caricato su una “trainella ”e portato per le strade del paese accompagnato da finti ed esagerati lamenti e pianti di persone travestite. La festa si concludeva con il dare fuoco al fantoccio e questo costituiva anche un augurio per il nuovo anno da poco iniziato.
(La trainella era un piccolo calesse, un veicolo a due ruote per il trasporto di persone, generalmente trainato da un asino ma veniva anche portato a mano per il trasporto di merci, quali farina, fagioli ecc)
sabato 3 febbraio 2024
II CANTO DEI BRIGANTI
Era, quindi, anche un modo, si potrebbe dire, per esorcizzare la paura dei briganti che avevano infestato il nostro territorio.
Qualcuno ancora ricorda che gli attori si ricoprivano con foglie e rami di piante per mimetizzarsi con la natura, proprio come facevano i veri briganti.
giovedì 1 febbraio 2024
LU SANGU(E) S’AMMAZZ(E)CA E (NU)N SE SPUTA
mercoledì 31 gennaio 2024
LE PAZZIE DI CARNEVALE
domenica 31 dicembre 2023
RU TORT(A)N(O) CU LE NOC(I)
mercoledì 6 dicembre 2023
MO SE NE VENE LOCCU LOCC
sabato 18 novembre 2023
LA GATTA DEL PETRARCA
mercoledì 8 novembre 2023
A IATT DE P(E)TT(E)NINCELL SE MANGIAV TRE QUART D’ALIC(I) E PESAV MIEZU CHIL
giovedì 2 novembre 2023
LA PROCESSIONE DEI MORTI
venerdì 27 ottobre 2023
L’ORAZIONE DI SAN SIMONE
lunedì 16 ottobre 2023
COMM STAJE ‘NTUFAT!
mercoledì 11 ottobre 2023
SEMPRE IN VIAGGIO…
PER LE VIE DEL BORGO
martedì 10 ottobre 2023
SEMPRE IN VIAGGIO
sabato 30 settembre 2023
MOSTRA FOTOGRAFICA
venerdì 22 settembre 2023
A RAZZIA DE DIO
Durante la seconda guerra mondiale i soldati tedeschi, giunti nelle nostre zone, accerchiarono una masseria ma dentro vi trovarono solo due vecchietti, un marito e una moglie.Sotto la minaccia delle armi, i soldati fecero uscire il marito per abusare della moglie. Al poverino, suo malgrado, non rimase che ubbidire.La moglie pensava al marito che stava fuori e per non farlo soffrire, di tanto in tanto lo chiamava: - Salvatore! Ah, Salvatore! Poi, però, guardando i bei giovanotti che le stavano intorno con occhi azzurri, capelli biondi, spalle larghe e pettorali scolpiti, disse: - Eh, ma io, po, quanne maje aggiu vist tanta razzia (grazia) de Dio?! In questo racconto quello che colpisce è innanzitutto lo stupro di gruppo, perpetrato dai soldati ai danni della donna, e sappiamo che di episodi del genere ne sono avvenuti tanti durante la guerra, ma anche il commento della vecchietta, nel quale si può notare come l’ironia mondragonese riesca a sdrammatizzare anche situazioni gravi e incresciose.
Grazie sempre a Clara Ricciardone , portavoce della nostra tradizioneSecondo un'altra versione, un familiare della vecchietta chiese ai soldati di risparmiarla, data l'età ma lei lo mise a tacere, dicendo: - Zitt, tu! A vuerr è vuerr! Mina Iazzetta





